Tutti nessuno escluso
Coordinamento nazionale per l'inclusione sociale dei disabili psichici

Adesione all'Associazione
Mappa del sito
P N M G
Home Chi siamo Appelli Aree di intervento Contatti Archivio Legislazione

PEI - Il Piano Educativo Individualizzato: alcune riflessioni

Ecco un articolo realmente interessante sul PEI, il Piano Educativo Individualizzato, autore Giovanni Maffullo per Superando.it. Tanti spunti, ma li riduco all'osso, poichè l'articolo già di suo ne è ricco ed è piuttosto esteso.
Maffullo ricorda che il PEI dovrebbe essere sempre, ma raramente lo è, il frutto della collaborazione fra Scuola, Sanità e Famiglia.
A questo proposito l'autore cita l'articolo 14 "Progetti individuali per le persone disabili" della legge 328/2000 "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali", nota come Legge Turco.
Io vorrei quì ricordare (Maffullo lo fa, ma senza citare in questo caso il riferimento legislativo) il ruolo centrale che ha la famiglia non solo nella redazione del PEI, ma anche in ogni intervento che riguarda la persona con disabilità.
Faccio riferimento, sempre nell'ambito della legge 328/2000, all'art. 16 "Valorizzazione e sostegno delle responsabilità familiari".
Ebbene, anche in questo caso si può decisamente affermare che questo ruolo centrale e tutto ciò che nell'art. 16 viene descritto, non viene quasi mai concesso alla famiglia, che non viene coinvolta a livello decisionale come non solo la legge prevede, ma anche la logica pretende.
Purtroppo però debbo anche dire che quanto sopra non di rado è responsabilità anche della famiglia, che non prende alcuna iniziativa a tutela delle proprie prerogative e soprattutto di quelle della persona con disabilità.
Aggiungo brevemente che sempre possiamo osservare un pesante declino in quanto la società offre alla persona con disabilità.
Nel percorso scuola, formazione, lavoro, mentre il periodo scolastico concede ancora delle esperienze positive, ma sempre in netto peggioramento dalle scuole inferiori a quelle superiori, ma mano che aumenta la complessità dei probemi da affrontare, all'esaurimento del ciclo scolastico si entra nella terra di nessuno.
Per la formazione, la netta insufficienza delle risorse assegnate fa si chè non ci sia la possibilità di accogliere tutti coloro che vogliono intraprenderne il percorso, uscendo dal ciclo scolastico.
Per il lavoro (l'inclusione lavorativa), nonostante le leggi a ciò finalizzate e le strutture a ciò preposte, abbiamo un totale fallimento.
Tenuto conto che, fra le persone con disabilità chiamate al lavoro, una piccola minoranza supera il periodo di prova, si ha che le persone con disabilità chiamate al lavoro annualmente sono meno del 2% di quelle iscritte ai Centri per l'Impiego. Quelle assunte definitivamente annualmente, superando il periodo di prova, sono meno dell'1% di quelle iscritte ai Centri per l'Impiego.
Il numero di persone con disabilità che si iscrivono annualmente ai Centri per l'Impiego nelle categorie protette sono più di quelle che vengono assunte. Pertanto lo stock di persone con disabilità in attesa di un impiego è costantemente in aumento.
Da ultimo: la sanità offre qualcosa fino al raggiungimento della maggiore età, poi, anche quì, inizia la traversata del deserto della vita.
Gianluca Nicoletti ha sarcasticamente festeggiato i 18 anni del suo Tommy, perchè il caro figliolo, tagliando questo traguardo, era improvvisamente guarito.
Solo così si poteva spiegare la ritirata della Sanità e dello Stato tutto, che prendevano atto, alla maggiore età di Tommy, di aver raggiunto brillantemente i propri obiettivi di guarigione della persona a loro affidata.
Se ci fosse stato ancora bisogno di loro, e se perciò non si fosse riscontrata una completa guarigione, certamente non avrebbero fatto mancare il loro completo appoggio.
Dal sarcasmo alla realtà: a 18 anni tutto crolla, scompaiono i servizi, o quel poco che c'era, inizia il percorso all'indietro delle persone con disabilità, il peggioramento delle loro condizioni sanitarie e socio-sanitarie è generalizzato, si rischia la loro istituzionalizzazione, esse diventano invisibili di fronte allo Stato patrigno, diventano "i malati invisibili", così come si è dato nome il noto Comitato "I Malati Invisibili", sorto tre anni fa a difesa dei soggetti più invisibili di tutti, quelli affetti da malattia rara e per giunta privi di diagnosi.
Sandro Paramatti

Il Piano Educativo Individualizzato: alcune riflessioni di Giovanni Maffullo
  Tutti Nessuno Escluso.itContatti: info@tuttinessunoescluso.itMappa del sito